Perché farsi pagare?

È da qualche settimana che gira questa campagna virale di sensibilizzazione (o di denuncia) sul tema della retribuzione dei lavori creativi: #coglioneNo. L’ho trovata divertente e ben fatta. È un tema che conosco da vicino. Prima di mettere in piedi Studio Visuale anche io ho attraversato la savana di relazioni lavorative poco definite e dagli accordi non così chiari. A dire la verità anche oggi può capitare che qualche cliente “ci provi” a fare il furbo, ma i pesi in gioco sono ormai diversi.

Il tema sollevato è comunque complesso e di non facile soluzione purtroppo. Spesso capita di chiedersi perché sia normale (qui e oggi, Italia 2014) pagare la prestazione lavorativa di un idraulico, di un dentista, di un fruttivendolo e invece non lo sia per lavori di tipo intellettuale. E comunque, posto che una retribuzioni possa essere immaginata anche per questo tipo di prestazioni, perché la cifra nelle testa del committente è fortemente sballata rispetto a ciò che sarebbe onestamente corretto?

Questa campagna ha sollevato infatti già molte discussioni in rete. Riporto i link di un paio di articoli che approfondiscono il tema meglio di come potrei fare io MinimaetmoraliaAlex Busanel. C’è da dire che probabilmente chi è al di fuori di questo sistema, o almeno di questi settori lavorativi, può leggere questa provocazione in modi diversi rispetto a chi queste professioni le svolge in prima persona.

A me sembrava “solamente” una campagna simpatica da condividere con gli amici per raccontare loro un piccolo spaccato del mio mondo lavorativo che spesso mi tengo per me perché troppo noioso o complesso come argomento di discussione a tavola.

produzione: zerovideo